Precursore cinquecentesco del Risorgimento, il milanese Girolamo Morone è stato con Francesco Guicciardini e Niccolò Machiavelli uno dei politici più stimati del suo secolo. Negli stessi anni in cui Machiavelli dissertava sulla figura del Principe, Girolamo Morone faceva conoscere ai contemporanei – con gli scritti, la parola e l'esempio – la figura ancor più moderna del gran cancelliere, colui che all'ombra del principe guida e conserva lo Stato. Dopo la caduta di Ludovico il Moro e la conquista francese di Milano, Girolamo Morone perseguì infatti l'obiettivo di ridare pace e indipendenza all'Italia, svolgendo un'intensa attività politica, diplomatica e militare. Dapprima fu avvocato fiscale di Luigi XII a Milano, poi gran cancelliere sforzesco e infine commissario militare dell'imperatore Carlo V. Nel 1527 fu coinvolto nel Sacco di Roma, liberò papa Clemente VII da Castel Sant'Angelo, difese Napoli dai francesi e assediò Firenze. Capofila della cordata che preparerà l'ascesa ecclesiastica di san Carlo Borromeo, Girolamo Morone durante una vita intensa e travagliata fu ai vertici dello Stato milanese, perse il potere, fuggì inseguito dai sicari francesi, riconquistò Milano, fu incarcerato dagli spagnoli ma riuscì a liberarsi. Deluso dalla politica, due sole gioie sorressero la sua vita: l'amore della moglie e l'affetto dei figli. Unitasi al marito giovanissima, Amabilia Fissiraga gli fu vicina nella buona e nella cattiva sorte, lo raggiunse in esilio e in carcere, trattò con gli spagnoli la sua liberazione. Con una prosa chiara, avvincente e puntualmente documentata, Federico A. Rossi di Marignano rievoca come in un romanzo la vita avventurosa d'un uomo singolare e con essa gli eventi e i personaggi di un secolo tra i più drammatici della storia italiana.