Anno 1969. Il giovane Franco viene assunto nelle Ferrovie dello Stato e a malincuore deve lasciare la sua cara Sicilia. A Milano inizierà una nuova vita, all'insegna del fervido impegno in politica e nell'attività sindacale, ma anche di sacrifici e responsabilità sconosciuti a un ragazzo che fino a poco tempo prima aveva vissuto assieme ai propri genitori. È il destino di tanti altri giovani del Meridione che, tra gli anni Sessanta e Ottanta, si ritrovarono a dover abbandonare le proprie terre perché povere di lavoro. Erano gli anni dell'Italia delle grandi industrie e dei cambiamenti epocali ma anche delle contestazioni studentesche e della lotta armata. Gli anni di piombo, dell'autunno caldo e delle stragi di stampo terroristico. Nel suo romanzo autobiografico, l'autore dipinge il volto di un Paese in divenire, descrivendo il lento cammino dei soggetti deboli (donne e lavoratori) verso la conquista dei loro diritti. Ne vive le vittorie sulla pelle, nel continuo avvicendarsi di viaggi d'andata e di ritorno, alla guida di un treno e della sua inarrestabile corsa.