“Sono le sfumature del desiderio che contengono la verità di ciò che siamo nei nostri momenti più sinceri. Ho cominciato a registrare l'impeto e il tormento che accompagnano il desiderio femminile per aiutare gli uomini e le altre donne a comprendere prima di condannare.”
Lisa Taddeo è un’autrice e giornalista statunitense che per 8 anni ha percorso in lungo e in largo l’America raccogliendo testimonianze, racconti e interviste di donne: dalle conversazioni sul tema dell’amore e della passione è nato questo libro, che è una sorta di reportage letterario.
Lisa ha frequentato incontri di sostegno, parlato con giudici e avvocati, con amici e familiari. Sono tre le donne su cui si è concentrata, tre donne vere con tre storie vere che parlano di desiderio e di bisogni affettivi e sessuali, di dinamiche di potere e di relazione.
Al primo posto nelle classifiche americane e inglesi, Tre donne è un libro discusso e talvolta sgradevole nella sua franchezza, e rappresenta un documento importante nella sua qualità di riflessione sulle mille sfumature dell’universo femminile.
Le pagine del libro alternano continuamente le tre storie, e le tre testimonianze continuano a passarsi il testimone fino a fondersi in un unico affresco dalle tante e dolorose sfaccettature.
Maggie ha diciassette anni quando inizia a desiderare il suo professore Aaron: lui la guarda e le sorride, le lascia biglietti e messaggi, la bacia e la respinge, le nega rapporti completi ma la lega in un gioco sessuale e in una dipendenza affettiva che la porterà a fondo. Maggie lo denuncerà per corruzione di minore, e il processo, ripreso da tutti i media, rappresenta un’umiliazione grottesca, in aula e fuori, dove tutti, insegnanti e compagne/amiche si schierano contro di lei. È la società del “se l’è cercato”, che punta il dito.
“Non è normale quello che hai fatto, e adesso eccomi qui. Guardami. Mi sono messa queste pitture di guerra, ma sotto sono piena di cicatrici, terrorizzata, indurita, stanca, e ti amo. Sono ingrassata quindici chili. Mi hanno cacciata da scuola varie volte. Mio padre si è appena ucciso. Prendo un mucchio di farmaci, guarda nella mia borsa, ce n'è un casino”.
Lina è una casalinga che vive senza passione, con un marito anaffettivo che non la bacia, non la desidera, non fa l’amore con lei, e la guarda con lo sguardo della quotidianità. Quando Lina ritrova il suo fidanzato del college, si scatena in lei una ribellione piena di sensualità. Lina rinasce, si sente più bella, desiderata, ma dipende dall’amante, dalle sue chiamate, dai suoi appuntamenti. Come un drogato in crisi di astinenza, aspetta la sua dose di passione per stare a galla, e non si risparmia umiliazioni. Il suo è un elemosinare desolato.
“Ci sono donne che aspettano perché se non lo fanno si sentono minacciate dalla evanescenza. In quel momento sono convinte che non potranno mai desiderare altri che lui”.
Sloane è bella e raffinata, ha sposato Richard e insieme hanno realizzato il loro comune progetto di creare un ristorante. Un matrimonio felice e pieno, all’apparenza, che mantiene un suo equilibrio solo con una formula fuori dagli schemi e costellata di insidie. Sloane e Richard amano fare sesso insieme ad altri, triangoli che definiscono un desiderio di continua novità, di anticonformismo e di dissolutezza. Finché il loro gioco non diventa pubblico, e la loro illusione di appagamento rivela la sua oscenità.
All’interno della complessità delle storie, Lisa Taddeo si muove senza giudizi e senza pregiudizi, consapevole del valore di una riflessione sul desiderio, un mondo inesplorato, che parte da esperienze comuni per arrivare a tutti, uomini e donne, senza mai voler rincorrere la nota pruriginosa. La sua è una ricerca che fa luce su tutto l’universo di bisogni, speranze, non detti che sfociano nella fragilità del represso, e restituiscono legittimità al desiderio femminile e ai moti primordiali e profondi dell’animo che è capace di scatenare e portare in superficie.
Sono pagine crude, potenti, e non fanno sconti.
“Fingiamo di desiderare cose che non desideriamo affatto, in modo che nessuno si accorga che non riceviamo ciò di cui abbiamo bisogno”.
Recensione di Francesca Cingoli