Un discografico sfiduciato, deluso dal suo lavoro, partecipa ubriaco a un battesimo, ospite di un amico in una chiesa di campagna: lì, stordito dall’alcol fa un incontro che ha il significato di un’epifania, e cambia la sua vita.
“Non saprei spiegarlo diversamente: i Thorsen toccarono il mio cuore inaridito di produttore discografico come nessun’altra voce mai prima”.
I Thorsen sono tre ottantenni, cantanti pentecostali: nel loro passato hanno inciso dischi, percorso l’America in tour, sono stati molto famosi, delle vere star, ma quando incontrano Jim Gystad, fanno vita molto riservata, lontano da tutti.
Si chiamano Timoteus, Maria, e Tamar e le loro voci portano a Jim il senso di una possibilità, una nuova opportunità della vita. Lui, che ha lasciato la professione, rifuggendo le strategie commerciali fatte di pubblicità e merchandising per fenomeni alla moda tutti uguali, si è reinventato elettricista part time, e si è trasferito da Oslo in una casetta in legno sul fiume nel villaggio dei Thorsen, vicino a Kongsvinger, al riparo dal mondo e dalla sua vecchia esistenza.
Nella semplicità del suo nuovo ricovero, in un contatto ascetico con la natura, Jim fa in modo di incontrare i fratelli Thorsen, di risentire la loro musica. È quello che sta cercando, qualcosa di completamente nuovo, e puro, per ritrovare la fiducia in quello che fa e in se stesso. E per restituire al mondo la bellezza celestiale della musica dei tre anziani cantori, riportando al successo le loro hit spirituali, risposta sorprendente alla monotonia del panorama musicale.
“Dai il tempo, mi disse.
Ubbidii e il trio iniziò a cantare. E fu come se la casa si innalzasse e fosse spazzata via dall’acqua, tra la pioggia che cadeva e tutto inondava, mentre la casa sulla roccia non crollava. Quella non era musica che andava pensata, non era musica di cui dover discutere prima, da analizzare o da arrangiare. No. Quella era musica che era lì. Che c’era e basta”.
Jim si conquista la fiducia di Maria e Tamar, ascolta i loro canti e le loro storie, racconti di amori, di sensualità e di spiritualità; più difficile guadagnare l’attenzione del burbero Timoteus, che doveva fare il predicatore, da giovane fracassava mandolini sul palcoscenico, e da vecchio allontana tutti con il suo sarcasmo inacidito. C’è un amore perso nel passato, c’è un cuore ricoperto di ghiaccio nel petto di Timoteus, che ha scelto il silenzio, il ritiro diffidente e scontroso.
Ma Jim ha tempo e pazienza, deciso a conquistare anche lui, e ha un animo che ascolta, il rumore della corrente, il ritmo di un vaglio, e la musica che dal profondo ritrova le note e l’entusiasmo.
Norwegian blues è un libro non comune, che vibra di arte e di passione, che parla di fiducia e di ispirazione, di seconde possibilità e di identità: in un paesaggio norvegese che incanta di bellezza e autenticità, Levi Henriksen infonde in ogni pagina la sua ricca cultura musicale, con gustosi riferimenti e citazioni che rivelano l’anima del rocker accanto a quella dello scrittore, ma anche la sensibilità di chi riconosce il valore dei sentimenti, e di un romanticismo che non ha età né data di scadenza.
“E rimasero seduti così, il più vicino possibile, senza entrare in contatto. Il vero amore non è quello che si proclama ai quattro venti o che dà vita a lunghe e contorte poesie senza punteggiatura. No. Il vero amore non occupa più spazio di due mani una accanto all’altra sul sedile di un’auto”.
Recensione di Francesca Cingoli