A volte ne trovano qualcuno ancora vivo, ma si tratta di pesci piccoli: un ex Untersturmführer (sottotenente) novantenne che è riuscito a scamparla, ma coloro che ricoprirono i gradi più alti nelle SS e riuscirono a evitare il capestro sono di certo tutti immeritatamente morti di vecchiaia nel loro letto. Qualcuno addirittura centenario, come il "boia delle Ardeatine". Con la morte di Erich Priebke, la caccia ai criminali nazisti condotta dagli agenti del Mossad israeliano e da Simon Wiesenthal può quindi dirsi conclusa. Arrigo Petacco ricostruisce la fuga dei principali criminali nazisti che trovarono scampo in Sudamerica o nei Paesi arabi, concentrandosi ovviamente sui personaggi più noti, come il dottor Mengele (l'Angelo della morte) o Eichmann, ma anche di personaggi meno noti come l'assistente di quest'ultimo, Brunner Alois, un "mezzosangue nazista" che creò la Judenpolizei (ebrei rinnegati che collaboravano coi nazi), o Franz Stangl, il comandante di Treblinka che camuffò il lager in una stazione ferroviaria. Quello che pochi lettori sanno è che proprio dal nostro paese partì il maggior numero di nazisti in fuga. Per semplice spirito cristiano, o per inconfessabili fi ni politici, la Santa Sede favorì infatti la fuga di molti criminali di guerra tedeschi, slavi, baltici e anche italiani, che percorsero la «via dei monasteri» che si snodava lungo un itinerario disseminato di abbazie e conventi in cui veniva offerto asilo ai fuggiaschi, fi nché la Caritas non forniva loro la documentazione necessaria per imbarcarsi a Genova. Fra intrighi spionistici, ricatti, tradimenti, via vai di navi ombra e persino di U-boot carichi di fuggiaschi e di tesori trafugati, un libro appassionante che racconta le operazioni a dir poco romanzesche della cattura dei più spietati criminali di guerra.