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Se siete privi di ironia, sostenitori del politically correct a tutti i costi, orientati al formalismo benpensante di pensieri e opere, non leggete questo libro. L’arte del buon uccidere è un manuale di eliminazione di lamentosi, rompiballe, so-tutto-io. Ci sono 30 tipologie diverse di persone intollerabili, che rendono ancora più difficili le nostre giornate, rendono insopportabile il caffè al bar con il loro vociare, fanno suonare il cellulare al cinema, ti stanno addosso, ti fanno vedere le foto delle vacanze, hanno un’opinione su tutto, attraversano la strada di sbieco.
Per loro non ci sono scuse, il mondo attuale è già abbastanza complicato per dover tollerare gli intollerabili. E la soluzione che viene dettagliata da Piersandro Pallavicini, scrittore e professore universitario, è la soppressione. Ci si salva solo così.
“Ma come fare? Semplice, eliminandoli. E non intendiamo dalla rubrica del cellulare o dalle amicizie su Facebook. Intendiamo proprio procurandone il trapasso, cioè abbattendoli, insomma, ci siamo capiti: uccidendoli.”
Dedicato Agli ultimi anacronistici sostenitori della gentilezza e della cortesia L’arte del buon uccidere è gioiosamente scorretto, allegramente cinico, irresistibile nei ritratti degli eliminandi, creativo e surreale nei metodi di eliminazione.
Le categorie vanno dal Marcione rock, incapace di accettare il tempo che passa e squallida oltreché rumorosa presenza in canotta e braccia cadenti, la militante di LC, che non è Lotta Continua, ma Lamento Continuo, l’amica della moglie che ne ha sempre una, l’ex compagno di scuola, che ancora parla con le espressioni gergali già terribili ai tempi, attualizzate per essere insopportabili anche ora.
«Ma
sì: ci facciamo una bella pizzata.»
Pizzata? Sgranate gli occhi.
«O se non ti va magari allora una sushata.»
Sushata?
Eh no, sushata no! Approfittando della mano che ancora stringe la vostra e
degli anni passati a fare ju-jitsu vi abbandonate al raptus e lo atterrate
ululando:
«Sushata non si può sentire!»
In una sorta di moderno contrappasso, ogni tipologia di infami e rompiscatole riceve la sua punizione, iperbolica e teatrale. Ci sono i gamberoni giganti fatti ingoiare dalla lamentosa finta allergica, il pestello in marmo rigorosamente di Carrara per gli integralisti gourmet che rovinano le cene con la loro supponenza, e vengono fritti a scottadito, il botox alla nitroglicerina per l’amico fissato con la cosmesi, che vanta sopracciglia ad ala di gabbiano.
Si ride, del proprio mondo, della propria realtà. Perché dall’inventore del cannone sparafoglie, all’urlatrice sul tram, cui viene fatto ingoiare il telefono, al marcatore di territorio, che occupa tutto lo spazio al tavolo, ci sono descrizioni comiche e argute, e lo stile di Pallavicini conquista.
Tra gli altri, emergono la Complottista paranoide scientifico-ossessiva, quella che teme che il wifi le frigga il cervello, o il Rigor Mortis, che parla solo della sua salute:
“In questo capitolo il lettore si trova di fronte a un genere di eliminandi che potrebbe essere più verbosamente definito “quelli che quando gli chiedi come stai, anziché rispondere ‘bene’ te lo raccontano per davvero”.
Con Pallavicini si va a colpo sicuro, si legge, si identificano tipi noti e odiati, si esorcizza l’intolleranza anche del momento, perché non mancano i “foglioni” - Pallavicini non ama le parolacce - del Covid, quelli che rifiutano la mascherina, che urlano al complotto, che fanno di testa loro. Sono gli svelati del Covid 19, e anche a loro sono riservati piranha, badilate, attenzioni degne di Edgar Allan Poe.
Per L'arte del buon uccidere, Piersandro Pallavicini si è ispirato a una serie di Antonio Amurri pubblicata da Mondadori negli anni Settanta (Come ammazzare la moglie/il marito/la suocera/se stessi, ecc): tra saccenti, beghine, spocchiosi e aggressivi Leinonsachisonoio, Pallavicini disegna i suoi gironi, le colpe, e le pene, e racconta chi siamo con un umorismo intelligente e radicale che non teme falsi moralismi. Per sopravvivere a questi tempi, ci serviranno tanto queste risate, boccate di aria pura, di elegante e beffarda ironia.


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