Il fosso, ovvero come possono i demoni della mente condurci nel buio, costruendo ragioni sulle impressioni, diffidenze sulle diversità, pregiudizi sulle paure. Coi demoni della mente non si combatte, si soccombe, passivi e annichiliti dal peso dei propri pensieri, spirali sempre più strette, più soffocanti. Robert Walter è ad Amsterdam un sindaco rispettato, amico della gente, aperto al dialogo. Uno cool, un Obama olandese, che ci sa fare con le parole, che si fa vedere in strada, fuori a cena con la moglie, a girare in bici col cappellino in testa. Che attacca agli alberi avvisi con il suo numero di cellulare per ritrovare il gatto della figlia scomparso. Poi l'ombra di un sospetto, una festa, la risata della moglie a una battuta dell'assessore, un tipo squallido senza fascino. E la mente parte per la sua strada, alla ricerca di indizi, ripercorrendo dialoghi, cercando sguardi, pensando di intercettare un passo falso, che sveli il tradimento. E alimenti lo straniamento. Verso tutto e tutti. Il sindaco politically correct diventa schiavo della sfiducia, dei pregiudizi, impigliato nelle sue ossessioni, che gli fanno perdere di vista quello che conta. L'apparato un po' ipocrita di tolleranza si spezza rivelando tutta la sua fragilità, e per chi, come lui, è sindaco di una città simbolo della convivenza democratica e multietnica, la cosa prende i contorni di una disfatta ideologica. I demoni della mente danno sembianze di nemico a ogni diversità, allo straniero, alla moglie non olandese, che viene da una terra abituata a conflitti familiari che si risolvono a coltellate, una terra di uomini passionali e collerici. Ci si perde, e non si vede come tutto intorno sta andando a rotoli, ed è sufficiente ignorare il bip di un messaggio per sprofondare nella perdita, nel senso impotente dell'assenza. Senza riscatto. Non c'è più tempo per rimediare, per dare ascolto all'amico scienziato che sta morendo, ai genitori che scelgono l'eutanasia per salvarsi dalla perdita di dignità della vecchiaia, al collaboratore colto a rubare e annientato dal senso di colpa. All'orizzonte il suicidio come soluzione, in una visione pessimista e senza speranza di una vita troppo feroce, dalla quale ci si allontana da soli. Il fosso è un romanzo difficile, cattivo, ma importante, un dialogo molto attuale con un sé stesso spaventato e incapace di continuare a raccontarsi favole rassicuranti. Una grandissima dimostrazione dell'ingegno e della scrittura di Herman Koch.
Recensione di Francesca Cingoli