Insofferente di ogni recinto, Marisa lavora a scoprire altri lati del mondo e, soprattutto, altri modi per dirlo. Elabora una originale forma di poesia dialettica, introducendo la spina della contraddizione nei risvolti dell'esistenza (angoscia, morte, vita, salvezza, illusione, delusione). Annota la catastrofe in atto (la fine dell'umanesimo) e scaglia i suoi versi lontano dalla logorrea mediatica. Dentro "Frange d'interferenza" il lettore non trova apparati lirici, ma gesti di scrittura, dinamiche vertiginose, movimenti fluttuanti, propri di chi non vuole descrivere, ma sentire, percepire acutamente, interrogare la dimensione onirica e le fratture interiori (dalla prefazione di Donato Di Stasi).