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Commento sull’immaturità affettiva
Di una infatuazione di gioventù spesso conserviamo il ricordo. Un po’ dolce, un po’ agro, mai troppo obiettivo. Paolo e Lorenza si ritrovano dopo parecchi anni proprio perché, in fondo, ne condividono uno, di questi ricordi. Paolo ritorna al paese, dopo molto tempo inframmezzato da qualche fugace rimpatriata, ed il caso fa in modo che passi sotto il balcone di Lorenza proprio mentre lei è lì. Questa circostanza, presumibilmente casuale, offre ad entrambi l’occasione per richiamare alla memoria un periodo felice delle loro adolescenze. Che, per di più, li ha visti condividere un sentimento un po’ più forte di una semplice amicizia. Fin qui, niente di strano. E niente di strano ci sarebbe stato se questo nuovo incontro avesse anche fatto scattare tra loro una scintilla di quella vecchia infatuazione. Può capitare. Paolo, però, si spinge oltre: in pochissimo tempo chiede a Lorenza di uscire con lui, di vivere insieme, di sposarsi. Come sempre, agisce d’impulso anche in questa occasione (“un gioco di spinte e di controspinte, la vita per lui. Pallina di un flipper dal nevrotico istinto. Stella polare: nessuna. O, forse, troppe”). Le scelte di vita di Paolo si sono sempre dimostrate molto più emotive che ponderate (“affrontava la storia con lei con il piglio di sempre; lo stesso che lo aveva visto lasciare la scuola, scoprire la vela, lavorare in villaggi turistici ogni volta diversi o acquistare una barca”) ed il matrimonio, nel suo caso, non può fare eccezione. Tuttavia, egli non si rende conto che, questa volta, si trova davanti ad una decisione che non riguarda soltanto lui ma che coinvolge anche altri individui (Lorenza, anzitutto, e con lei i figli che dovessero nascere) e che, anche solo per questo, meriterebbe di essere valutata con maggior senso di responsabilità.
Ma Paolo non ha il controllo di sé, delle proprie emozioni e, dunque, delle proprie scelte. In lui prevale l’impulso, a scapito della lucidità. Lo scatto in avanti, non importa in che direzione. Salvo poi avvertire la necessità – poco dopo – di una nuova emozione, di un nuovo stimolo, di un nuovo confine (“abituato da anni a frequenti alternanze, nei suoi orizzonti”). Ecco, questo è il limite che Paolo dimostra nel proporre le nozze a Lorenza: il non comprendere che si tratta di una scelta di vita e non di una semplice opzione provvisoria, sostituibile al momento opportuno con la successiva3. Questo equivoco, in ogni caso, non tarda ad essere smascherato: “venne l’autunno e con esso una subdola, larvata inquietudine in Paolo”. Paolo conosce bene queste sensazioni negative (“nulla sembrava appagarlo, tutto riusciva a tediarlo”) perché non è la prima volta che le sperimenta. Gli basterebbe anche poco per superarle: cambiare canale, metaforicamente parlando. Ma questa volta non può farlo con la stessa facilità di sempre perché la sua avrebbe dovuto essere una scelta di stabilità. E, soprattutto, perché apprende che avrà un figlio. Ecco, questo è, forse, tra tutti, il vero fattore scatenante. L’elemento di deflagrazione. Il punto di non ritorno.
Cristiano Felisio (Torino 1965) dopo la maturità classica si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Torino e successivamente in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense in Roma, per poi conseguire il master post-universitario triennale presso lo Studio Rotale in Roma. Scrive su riviste giuridiche specializzate in diritto di famiglia, materia della quale si occupa con passione – come avvocato civile e rotale – da oltre 25 anni.


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