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felisio cristiano - finchÈ morte non ci separi?
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FINCHÈ MORTE NON CI SEPARI? Dodici racconti giuridici per capire quando si può ottenere la nullità del matrimonio




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Dettagli

Genere:Libro
Lingua: Italiano
Pubblicazione: 03/2019





Note Editore

Dodici storie d’amore senza lieto fine. Diverse una dall’altra, ma accomunate dal seme del fallimento che si annida in ognuna, latente, fin dal primo “ti amo”. Rapporti nati sotto la stella di un destino segnato. Il Diritto li etichetta come matrimoni “nulli”, ragionando in alternativa al divorzio. Questo libro è, allora, un viaggio, alla scoperta di legami soltanto apparenti. Un viaggio leggero – attraverso le vicende di dodici coppie, quante le principali ipotesi di nullità del matrimonio – ma istruttivo, grazie al commento giuridico che segue ogni narrazione. E, infine, anche intrigante, in compagnia di racconti "molto ben scritti. Tutte le storie sono narrate con uno stile che mira all’essenziale. Pochissime, e di grande sobrietà, le notazioni descrittive che riescono a rendere ambienti e personaggi con pochi tratti sapienti, affidati a un termine calzante, un aggettivo pregnante. La prosa, costituita com’è da frasi sempre brevi o brevissime, spesso abilmente asintattiche, ha le stesse caratteristiche di sobria, essenziale eleganza" (Comitato di Lettura, premio letterario Italo Calvino).




Prefazione

BRANI TRATTI DAL VOLUME


Lorenza e Paolo (ovvero: ti sposo ma le responsabilità mi spaventano)

Racconto sull’immaturità affettiva

Le gomene tese, le vele ora gonfie, gli spruzzi di acqua salmastra. "Aloha", unico scafo a solcare la tavola liquida antistante la baia. Così l'aveva chiamata, anni prima, la mente rivolta ad onde lontane.
La prua verso acque profonde, avrebbe voluto lasciarsi alle spalle la costa, le luci ed il porto, selva di alberi spogli a scuotersi pigri, le vele ammainate.
Il giro di prova, però, era quasi finito; doveva rientrare e portare a terra quei quattro, prima del buio.
Quando la barca fu assicurata agli ormeggi e la passerella calata, l'ultimo a scendere – stazza notevole, colorito cinereo, fazzoletto a tampone su labbra socchiuse – gli porse una mano umidiccia biascicando che sì, si sarebbero fatti sentire, magari più avanti. "Lupo di mare, direi …", sentenziò Paolo tra sé.
"Se continuo a trovare aspiranti clienti che patiscono l'onda, gli affari andranno maluccio, quest'estate", sospirò a mezza voce, rivolto allo scafo.

**********************************************************

Finalmente un pomeriggio di sole, come di rado se ne erano visti, negli ultimi giorni.
Da una settimana almeno le ombre più lunghe si accompagnavano ad un temporale, di quelli veri, con rovesci d'acqua a consigliare di starsene in casa, finché non passava.
Un maggio strano, pensò Lorenza, osservando dal balcone il paese oscillare al movimento di massaie, contadini, negozianti, manovali, bambini.
La campagna, più in là, suggeriva l'arrivo di giugno, tempo di grano maturo, color dei capelli di lei.
Le sembrò di sentirsi chiamare.
No, forse no.
"Lorenza!".
Ma si, questa volta era vero. Si sporse un po' in fuori e vide un sorriso, due piani più in giù, a far da contrasto ad un volto abbronzato.
"Paolo?", si chiese.
E sì, proprio lui, bermuda in cotone e polo un po' stinta.
Due baci, di quelli tra amici, quando lei scese in strada.
Anni senza vedersi ed ora lì, a colmare distanze di tempo col racconto sommario di esperienze diverse, di esistenze lontane.
Lei, gli studi in città, la professione, un bilocale ("arredato con gusto", precisava ogni volta) condiviso col gatto.
Lui, la scuola interrotta, i villaggi turistici, la vela, per passione e lavoro.
"E gli altri, li hai più visti?", le domandò.
"Io si, la domenica, quando torno qui, a casa dei miei. Tu piuttosto, che non ti si vede più …".
"Si, vengo ogni tanto, a trovare mia madre. Sai, d'inverno al caldo, a fare il maestro di vela nei villaggi all-inclusive, d'estate poi rientro, a portare in giro clienti col charter, e di tempo ne resta ben poco …", sembrò scusarsi lui, quasi frenato da un po' di pudore nel raccontarle la sua nuova vita, così diversa da quella del loro paese. Per il resto si sentiva bene, Paolo, a ridisegnare con lei gli orizzonti comuni dell'adolescenza.
La compagnia, numerosa, presenza costante di quei giorni affollati. La piazza, complice sfondo di tante, oziose serate.

I motorini, la musica in strada, le pizzerie.
Loro due.
Per un mese, d'estate, un po' innamorati.
"Il tempo ci ha resi isole remote, l'una dall'altra", Paolo pensò mentre l'ascoltava parlare, e ridere, e rimestare tra i ricordi, appassionandosi. "Ma apparteniamo allo stesso arcipelago, noi due", rifletté.
La sera seguente andarono insieme a un concerto.
Lui lo propose, per lei fu naturale dire di si.
Momenti speciali.
L'energia, l'entusiasmo, la voglia di vivere, in lui contagiose davvero.
Sembrava che quei dieci anni non se ne fossero andati, per Paolo, animo indenne agli insulti del tempo.
Un ragazzino.
A cambiare soltanto gli altri, tutt'intorno. Trasformati, in meglio od in peggio.
A fine serata, un bacio.
E, questa volta, non più da amici.

**********************************************************

"Ciao, sono Paolo … si … quello del posto barca in fondo al molo, a sinistra. Senti, starò via qualche giorno in più, questo giro. Mi fermo da mia madre, ho da fare qui. Me la guardi tu la barca? … ecco, si, bravo, dalle da mangiare, spiritoso … Ci vediamo presto, ok?".

Dopo aver riattaccato, si rese conto che non aveva nient'altro,


Commento sull’immaturità affettiva
Di una infatuazione di gioventù spesso conserviamo il ricordo. Un po’ dolce, un po’ agro, mai troppo obiettivo. Paolo e Lorenza si ritrovano dopo parecchi anni proprio perché, in fondo, ne condividono uno, di questi ricordi. Paolo ritorna al paese, dopo molto tempo inframmezzato da qualche fugace rimpatriata, ed il caso fa in modo che passi sotto il balcone di Lorenza proprio mentre lei è lì. Questa circostanza, presumibilmente casuale, offre ad entrambi l’occasione per richiamare alla memoria un periodo felice delle loro adolescenze. Che, per di più, li ha visti condividere un sentimento un po’ più forte di una semplice amicizia. Fin qui, niente di strano. E niente di strano ci sarebbe stato se questo nuovo incontro avesse anche fatto scattare tra loro una scintilla di quella vecchia infatuazione. Può capitare. Paolo, però, si spinge oltre: in pochissimo tempo chiede a Lorenza di uscire con lui, di vivere insieme, di sposarsi. Come sempre, agisce d’impulso anche in questa occasione (“un gioco di spinte e di controspinte, la vita per lui. Pallina di un flipper dal nevrotico istinto. Stella polare: nessuna. O, forse, troppe”). Le scelte di vita di Paolo si sono sempre dimostrate molto più emotive che ponderate (“affrontava la storia con lei con il piglio di sempre; lo stesso che lo aveva visto lasciare la scuola, scoprire la vela, lavorare in villaggi turistici ogni volta diversi o acquistare una barca”) ed il matrimonio, nel suo caso, non può fare eccezione. Tuttavia, egli non si rende conto che, questa volta, si trova davanti ad una decisione che non riguarda soltanto lui ma che coinvolge anche altri individui (Lorenza, anzitutto, e con lei i figli che dovessero nascere) e che, anche solo per questo, meriterebbe di essere valutata con maggior senso di responsabilità.
Ma Paolo non ha il controllo di sé, delle proprie emozioni e, dunque, delle proprie scelte. In lui prevale l’impulso, a scapito della lucidità. Lo scatto in avanti, non importa in che direzione. Salvo poi avvertire la necessità – poco dopo – di una nuova emozione, di un nuovo stimolo, di un nuovo confine (“abituato da anni a frequenti alternanze, nei suoi orizzonti”). Ecco, questo è il limite che Paolo dimostra nel proporre le nozze a Lorenza: il non comprendere che si tratta di una scelta di vita e non di una semplice opzione provvisoria, sostituibile al momento opportuno con la successiva3. Questo equivoco, in ogni caso, non tarda ad essere smascherato: “venne l’autunno e con esso una subdola, larvata inquietudine in Paolo”. Paolo conosce bene queste sensazioni negative (“nulla sembrava appagarlo, tutto riusciva a tediarlo”) perché non è la prima volta che le sperimenta. Gli basterebbe anche poco per superarle: cambiare canale, metaforicamente parlando. Ma questa volta non può farlo con la stessa facilità di sempre perché la sua avrebbe dovuto essere una scelta di stabilità. E, soprattutto, perché apprende che avrà un figlio. Ecco, questo è, forse, tra tutti, il vero fattore scatenante. L’elemento di deflagrazione. Il punto di non ritorno.





Autore

Cristiano Felisio (Torino 1965) dopo la maturità classica si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Torino e successivamente in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense in Roma, per poi conseguire il master post-universitario triennale presso lo Studio Rotale in Roma. Scrive su riviste giuridiche specializzate in diritto di famiglia, materia della quale si occupa con passione – come avvocato civile e rotale – da oltre 25 anni.










Altre Informazioni

ISBN:

9788833790626

Condizione: Nuovo
Collana: DIRITTO
Formato: Brossura
Pagine Arabe: 206


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