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sechi salvatore - compagno cittadino
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COMPAGNO CITTADINO IL PCI TRA VIA PARLAMENTARE E LOTTA ARMATA


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Dettagli

Genere:Libro
Lingua: Italiano
Editore:

Rubbettino

Pubblicazione: 03/2005





Trama

L'autore rivisita criticamente la storia del PCI tra fascismo e dopoguerra, ponendo al centro della sua ricostruzione la formazione dell'identità nazionale. Da una parte viene ripercorso il rapporto complesso con Giolitti e la creazione di un regime liberal-democratico che costituzionalizzò le domande di radicali cambiamenti del socialismo turatiano e massimalista. Dall'altra l'autore ricostruisce l'atteggiamento di aspra critica dei comunisti nei confronti di un possibile pericoloso avversario come Giustizia e Libertà prima e il liberal-socialismo del Partito d'azione all'inizio della guerra fredda.










Altre Informazioni

ISBN:

9788849811087

Condizione: Nuovo
Collana: LE RAGIONI DEGLI STORICI
Formato: Brossura
Pagine Arabe: 509





I vostri commenti al Libro

2 recensioni presenti.

30/10/2006 Di pelizzaro
1 stelle su 5

Intervista con il professor Salvatore Sechi dell’Università di Ferrara per la rivista AREA Il Pci, un partito socialdemocratico che pratica l'evasione fiscale, riscuote le tangenti e si arma di Giampaolo Pelizzaro È appena arrivato nelle librerie l'ultimo saggio di Salvatore Sechi, lo storico che, dopo esserne stato un militante,da anni l'organizzazione para-militare del Pci, i finanziamenti e la collocazione internazionale. Si intitola Compagno cittadino. Il Pci tra via parlamentare e lotta armata (Rubbettino). Sechi ritiene che l'immagine del Pci, malgrado la sua crescente, quasi ossessiva parlamentarizzazione, resti a lungo quella di un partito rivoluzionario. «Guardi,è l'intelligence italiana e anglo-americana a documentare questa realtà. Non si tratta di una sindrome maniacale, tipica della guerra fredda, ma di un impressionante cahier di fatti, bilanci e analisi. Perché viene negata, e suscita scalpore, tra gli stessi comunisti, come per esempio Emanuele Macaluso che dirige una rivista riformista come “Le ragioni del socialismo”? Credo dipenda da un’illusione, una grande, tenacissima illusione che fu per molto tempo quella di Berlinguer, cioè l’idea che il comunismo fosse riformabile. L’anomalia italiana rispetto agli altri partiti comunisti si alimenta di questa speranza. Ma Togliatti non ne era convinto ed espresse questo dubbio nei commenti al rapporto Krusciov, nella crisi del 1956.Un partito nato per la guerra civile non poteva trasformarsi un partito per il governo dello Stato in un periodo di pace. E’ anche la storia del Pci dopo la guerra di liberazione contro il nazi-fascismo. Anche in Italia nel 1943-1945 ebbe luogo una terribile guerra civile, che fu anche una guerra di classe. I partigiani comunisti si nutrirono della concezione staliniana secondo cui per distruggere il fascismo fosse necessario sradicarne le basi sociali, che venivano viste affondare nel capitalismo.Per questa subcultura profonda le armi dei partigiani sp



30/10/2006 Di scs
0 stelle su 5

Dalla lotta al fascismo e dalla guerra di liberazione il Pci ricava la convinzione che sia possibile limitare, se non abbattere, il potere del capitalismo e dei ceti sociali che lo rappresentano. Pertanto, nel 1943-1945 si combina la politica delle alleanze (estesa ai sei partiti-DC, Psi, Pri, Pli ecc.-del Comitato di Liberazione nazionale e del governo) con una guerra civile spietata contro i fascisti e i loro alleati nazisti. La guerra di liberazione diventa lunga e si proietta ben oltre il 25 aprile 1945. Le armi, soprattutto da parte dei comunisti, non vengono consegnate alle autorità statali e a quelle alleate.Si contano a diverse migliaia le vittime di processi sommari, di delitti e di vendette che, soprattutto in Emilia Romagna, insanguinano il dopoguerra. Il gruppo dirigente, come nel caso della Volante rissa, ne è un testimone muto, se non un protagonista furtivo. Questa continuazione della guerra civile significa che per il Pci non ci fu, come spesso sostiene la storiografia comunista,una scelta immediata e definitiva per la democrazia politica. La via parlamentare, cioè il metodo costituzionale per il socialismo, venne sancito solo nel 1956, all’VIII congresso. I comunisti italiani erano dei rivoluzionari e non dei riformisti, dei marxisti-leninisti e non dei liberal-democratici. Pertanto, furono attenti a studiare i rapporti di forza per decidere fin quando, anche grazie agli equilibri internazionali tra Stati Uniti e Unione sovietica, e alle tensioni interne tra l’avventurismo insurrezionalistico di Tiro e le cautele di Stalin, la via parlamentare potesse conciliarsi con l’obiettivo della conquista del potere. Salvatore Sechi, avvalendosi anche della sua esperienza di “ospite ingrato” nelle fila del Pci, documenta il volto oscuro dei comunisti, cioè l’insieme delle azioni che furono predisposte sia per lastricare la via all’instaurazione di un regime socialista sia per difendersi da un’eventuale messa fuori legge del partito, come chi



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