“È un erudito, un nichilista puro. Se volesse, potrebbe incenerirmi. È per questo che ora sono internata nel loculo della mia depressione, riconosco di essere stata frantumata da un genio, di essere passata sotto la ruota di un gigante fingendomi una strega”.
Bianca ha trent’anni, ha talento, è colta e brillante ma è infintamente fragile. Passata più volte attraverso ricoveri e terapie psichiatriche, conosce l’annullamento nelle cure, lo stordimento dei cocktail di ansiolitici, stabilizzatori d’umori e antidepressivi.
Il suo sentimento costante di inadeguatezza la conduce fin dall’adolescenza a una sorta di auto-sabotaggio, che diventa frattura dalla realtà: cresciuta in una famiglia borghese avvezza alla maschera di una gioia illusoria, che nasconde falsità e debolezze, risente della vicinanza di una madre petulante e di un padre giudicante e inarrivabile.
L’incontro con Carlo Brama, dalla personalità cinica e manipolatrice, la conduce a un gioco crudele di sudditanza aggressiva, di dipendenza psicologica e affettiva. Brama è un filosofo, professore circondato da giovani ossequianti. Il rapporto con Bianca è contorto, subdolo, fatto di attrazione e di rifiuto.
“Non esiste desiderio disgiunto dal patire e di Carlo mi attrae il tormento, lo leggo nei suoi aforismi, nelle sue invettive, nel modo leopardiano che ha di ancorarsi all’arte, all’estetica del sovrannaturale”.
Il baratro nel quale Bianca lentamente si lascia sprofondare, imbottita di Cipralex, Topamax e Xanax, è un buco nero nel quale il suo tentativo di riconoscersi viva e di affermare il suo esistere si esprime nella richiesta del brivido, del piacere, dell’ebbrezza.
La realtà disarmonica di Bianca è fatta di una brama insaziabile, ricerca continua di profondità, sempre insoddisfatta: nei libri, negli incontri con filosofi, piscoanalisti, critici d’arte, nel deliquio della carne. Nella musica di Wagner, nei film di David Linch e Tarkovskij, nelle pagine del Libro Rosso di Jung, nelle storie degli ultimi.
I rapporti con gli altri sono un mix di competizione, emulazione, invidia e gelosia.
L’annientamento nel sesso è un modo di imporsi, ribaltando il giogo manipolatorio e diventando lei stessa sadica, recitando la parte della cattiva. I social sono un cratere, che costruire illusioni di se stessi.
La sua è una ricerca dell’abisso, del vuoto, che l’allontana sempre di più dalla vita e la trascina lontano, come il Mefistofele del Faust di Goethe: Nessuna cosa, vicina o lontana, placa la sua anima agitata.
Brama è un libro tosto, erudito e intimo: è con un tono diretto e un linguaggio vibrante e a tratti assillante che Ilaria Palomba dà voce al disagio e ne fa la chiave di un’indagine acuta e spiazzante della psiche.
“Sì, ci siamo, Carlo, stiamo per entrare nel buco nero. Non si è mai abbastanza pronti per l’abisso”.
Recensione di Francesca Cingoli