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Ohio è una storia di vite spezzate nella provincia americana più desolata: in un crescendo di violenza e consapevolezza del proprio declino, quattro amici vivono una notte da incubo che segna una svolta nella loro vita.
Il recupero del passato, come uno specchio che restituisce nel presente immagini distorte, è il filo conduttore del loro ritrovarsi, ognuno sul suo percorso notturno, nella nativa New Canaan, un posto dimenticato da Dio.
“Pensò a tutto quello che aveva perso e provò a evocare i suoi amici: i loro volti, le loro voci, le loro anime sante sepolte nella sua disperazione. Poteva augurarsi che i morti aspettassero pazienti dietro le quinte, ancora col trucco di scena, anelando la salvezza…”
Bill, Stacey, Dan, Tina, hanno vissuto la loro stagione di giovinezza, con gli amori e gli odi, i tradimenti e lo sport, le speranze che nascono, alcune infrangendosi subito, altre guidando su strade spesso sbagliate.
Il crollo delle torri gemelle segna la divisione di fronti: i pacifisti come Bill sono isolati, sbeffeggiati e bullizzati. Si fa a botte per le ragazze ma anche per le idee, perché bisogna schierarsi, impegnarsi a tutti i costi. E il senso di giustizia crea giustizieri anche tra gli amici.
C’è di mezzo la guerra, per questi ragazzi di provincia, alcuni partono, idealisti e impavidi, e dall’Iraq c’è chi torna in una bara, chi segnato per sempre nel corpo e nello spirito.
La loro è una generazione fatta di disillusione, dei valori e delle possibili prospettive: un’intera età americana che declina pericolosamente ma inesorabilmente verso l’abisso.
In una terra ferita dal degrado e della disoccupazione, resta solo la disperazione e la solitudine, l’alcol a riempire il vuoto.
“Hai visto, no, mio folle, bellissimo, incantevole ragazzo? Non sei l'unico a dover convivere con la vergogna, il dolore, la delusione e la certezza, voglio dire la certezza assoluta, che un giorno ti sveglierai all'Inferno.”
Ci sono storie che restano dentro nel petto, e che la vita sembra voler sedimentare nel profondo, coprendole di polvere, ma sono ancora lì, con tutto il loro pathos. E allora il ritorno si rivela un gioco della memoria, crudele e a volte macabro, dove tutto è ancora presente e fa male: il volto di una giovane amata, lo strazio di una violenza subita, la speranza di un posto nel mondo, la scoperta di una propria identità sessuale così lontana dagli standard di New Canaan.
Alla fine prevale la consapevolezza di non poter cancellare nulla, le proprie colpe e le proprie debolezze, pesi con cui convivere, pericolosi come un’arma carica.
Nell’arco degli anni, il destino dei ragazzi, ex campioni, ex cheerleader, ex nella bellezza e della purezza, viene seguito dando voce a ognuno di loro, creando piani temporali diversi che si sfiorano, si incontrano, schiantandosi uno sull’altro fino a un’inesorabile resa dei conti.
“Il cielo di dove sei nato non lo riconosci solo dal modo in cui si annuvola o in cui brillano le stelle di notte. Il cielo di casa tua si comporta come quando, da paracadutista, tiri la corda e l'aria ti riafferra. Puoi aver girato il mondo e visto tramonti migliori, albe migliori, temporali migliori, ma appena scorgi all'orizzonte i campi, i boschi, le alture e i fiumi che ricordi, prende la commozione. La corda del paracadute ti strattona in alto.”
Resta l’oblio, come destinazione finale, in quell’Ohio profondo che sembra non ammettere salvezza, ma concede silenzio sull’amarezza, gli incidenti, gli omicidi. E la notte che copre i protagonisti di questa storia di macerie e mezze verità è il manto più buio e assoluto del silenzio.
Romanzo di esordio di Stephen Markley, Ohio è folgorante nel suo essere totalmente spietato, disincantato e crudele: modellando di continuo il registro sulle voci dei protagonisti, l’autore riesce a creare un ritmo di narrazione originale e concitato, e fa affiorare in maniera inaspettata note struggenti di intensa commozione.
Ohio entra di diritto nella categoria dei grandi romanzi americani, con una nota brutale e politica molto attuale.
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